L’importanza di schierarsi / The Importance of Taking Sides

Nell’aprile 1963 iniziava la Campagna di Birmingham.

Civil rights protestors are attacked with a water cannon.Birmingham (Alabama) era all’epoca la città più segregazionista d’America e il Movimento per i Diritti Civili degli Afro-Americani decise che fosse il luogo giusto per un’iniziativa nonviolenta tesa ad accelerare il processo che avrebbe posto fine della segregazione razziale.

Il sostegno dei leader della comunità ebraica e delle chiese cristiane fu piuttosto tiepido. Le autorità religiose anzi criticarono duramente M.L.King invitandolo a fermare la protesta. Letter-from-a-Birmingham-Jail-300x210

Rinchiuso nel Carcere di Birmingham, Martin Luther King scrisse una lunga lettera provando a spiegare le ragioni della protesta e la necessità di continuarla.

La tiepida accettazione è molto più sconcertante dell’assoluto rifiuto – estratti dalla Lettera dal Carcere di Birmingham:

[…..] Credo che sia facile per coloro che non hanno mai sentito le frecce pungenti della segregazione dire “aspetta”. Ma quando hai visto folle feroci linciare le tue madri e i tuoi padri a volontà e affogare i tuoi fratelli e sorelle a capriccio; quando hai visto poliziotti pieni di odio maledire, calciare, brutalizzare e persino uccidere impunemente i tuoi fratelli e sorelle di colore; quando vedi la stragrande maggioranza dei tuoi venti milioni di fratelli negri soffocare in una gabbia ermetica di povertà in mezzo a una società agiata; quando improvvisamente trovi la tua lingua contorta e il tuo discorso balbettare mentre cerchi di spiegare a tua figlia di sei anni perché non può andare al parco divertimenti pubblico appena pubblicizzato in televisione, e vedi le lacrime che risplendono nei suoi piccoli occhi quando le viene detto che “Funtown” è chiuso ai bambini di colore, e vedi le deprimenti nuvole di inferiorità iniziare a formarsi nel suo piccolo cielo mentale, e la vedi cominciare a distorcere la sua piccola personalità sviluppando inconsciamente un’amarezza verso i bianchi; quando devi inventare una risposta per un figlio di cinque anni che chiede in pathos agonizzante, “Papà, perché i bianchi trattano così male le persone di colore?; Quando decidi di fare  una gita fuori porta e diventa necessario dormire notte dopo notte negli anfratti scomodi della tua automobile perché nessun motel ti accetterà; quando sei umiliato giorno dopo giorno da fastidiosi insegne che dicono “bianco” e “colorato”; quando il tuo nome diventa “negro” e il tuo secondo nome diventa “ragazzo” (indipendentemente dall’età) e il tuo cognome diventa “John”, e quando a tua moglie e tua madre non viene mai dato il titolo rispettoso di “Signora”; Quando si è tormentati di giorno e perseguitati di notte per il fatto di essere negri, vivendo costantemente in punta di piedi, senza sapere cosa aspettarsi, tormentati da paure interiori e risentimenti esterni; quando si combatte sempre un senso degenerante di “essere nessuno” – allora si capisce perché è difficile aspettare. Arriva un momento in cui il calice della resistenza si esaurisce e gli uomini non sono più disposti ad immergersi in un abisso di ingiustizia dove vivono la tristezza della disperazione corrosiva. Spero, signori, che possiate comprendere la nostra legittima e inevitabile impazienza. (*)

[…..] Devo fare due oneste confessioni a voi, miei fratelli cristiani ed ebrei. In primo luogo, devo confessare che negli ultimi anni sono stato gravemente deluso dal bianco moderato. Sono quasi giunto alla spiacevole conclusione che il grande ostacolo del “negro” nel cammino verso la libertà non è il Consigliere dei cittadini bianchi o il Ku Klux Klanner ma il moderato bianco, che si dedica più all’ordine che alla giustizia; che preferisce una pace negativa che è l’assenza di tensione ad una pace positiva che è la presenza della giustizia; che dice costantemente: “Sono d’accordo con le tue finalità, ma non posso essere d’accordo con i tuoi metodi di azione diretta”; che paternalisticamente sente di poter fissare il calendario per la libertà di un altro uomo; che vive del mito del tempo; e che consiglia costantemente al negro di aspettare una “stagione più conveniente”. Una comprensione superficiale da parte di persone di buona volontà è più frustrante dell’assoluta incomprensione da parte di persone di cattiva volontà. La tiepida accettazione è molto più sconcertante dell’assoluto rifiuto. (*)

🇬🇧 In April 1963 the Birmingham Campaign began. 

m-4252Birmingham (Alabama) was at that time the most segregationist city in America and the African-American Civil Rights Movement decided it was the right place for a non-violent initiative aimed at accelerating the process that would end racial segregation.

The support of the Jewish community leaders and Christian churches was rather lukewarm. Religious authorities even harshly criticized M.L.King and urged him to stop the protest. 

Locked up in the Birmingham Prison, Martin Luther King wrote a long letter trying to explain the reasons for the protest and the need to continue it. (*)BirmLetter_0_0

Lukewarm acceptance is much more bewildering than outright rejection – excerpts from the Letter from Birmingham City Jail

[…] I guess it is easy for those who have never felt the stinging darts of segregation to say “wait.” But when you have seen vicious mobs lynch your mothers and fathers at will and drown your sisters and brothers at whim; when you have seen hate-filled policemen curse, kick, brutalize, and even kill your black brothers and sisters with impunity; when you see the vast majority of your twenty million Negro brothers smothering in an airtight cage of poverty in the midst of an affluent society; when you suddenly find your tongue twisted and your speech stammering as you seek to explain to your six-year-old daughter why she cannot go to the public amusement park that has just been advertised on television, and see tears welling up in her little eyes when she is told that Funtown is closed to colored children, and see the depressing clouds of inferiority begin to form in her little mental sky, and see her begin to distort her little personality by unconsciously developing a bitterness toward white people; when you have to concoct an answer for a five-year-old son asking in agonizing pathos, “Daddy, why do white people treat colored people so mean?”; when you take a cross-country drive and find it necessary to sleep night after night in the uncomfortable corners of your automobile because no motel will accept you; when you are humiliated day in and day out by nagging signs reading “white” and “colored”; when your first name becomes “nigger” and your middle name becomes “boy” (however old you are) and your last name becomes “John,” and when your wife and mother are never given the respected title “Mrs.”; when you are harried by day and haunted by night by the fact that you are a Negro, living constantly at tiptoe stance, never knowing what to expect next, and plagued with inner fears and outer resentments; when you are forever fighting a degenerating sense of “nobodyness” — then you will understand why we find it difficult to wait. There comes a time when the cup of endurance runs over and men are no longer willing to be plunged into an abyss of injustice where they experience the bleakness of corroding despair. I hope, sirs, you can understand our legitimate and unavoidable impatience.

[…] I must make two honest confessions to you, my Christian and Jewish brothers. First, I must confess that over the last few years I have been gravely disappointed with the white moderate. I have almost reached the regrettable conclusion that the Negro’s great stumbling block in the stride toward freedom is not the White Citizens Councillor or the Ku Klux Klanner but the white moderate who is more devoted to order than to justice; who prefers a negative peace which is the absence of tension to a positive peace which is the presence of justice; who constantly says, “I agree with you in the goal you seek, but I can’t agree with your methods of direct action”; who paternalistically feels that he can set the timetable for another man’s freedom; who lives by the myth of time; and who constantly advises the Negro to wait until a “more convenient season.” Shallow understanding from people of good will is more frustrating than absolute misunderstanding from people of ill will. Lukewarm acceptance is much more bewildering than outright rejection.

 

(*) quando non diversamente indicato, le traduzioni dall’inglese all’italiano e viceversa sono a cura della redazione // unless otherwise indicated, translations from English into Italian and vice versa are the responsibility of the editorial staff.

Rivoluzione Aperta. Un decalogo per l’azione / Open Revolution. Ten Rules for Action

🇮🇹 Nel 1956, Danilo Dolci, già noto per le sue azioni nonviolente a favore dei più piccoli e poveri, il 2 febbraio guida la protesta di centinaia disoccupati, i quali con un singolare “sciopero alla rovescia” si recano a “lavoro” per rimuovere il fango da una strada vicina a Partinico (Sicilia). 

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L’iniziativa era stata ampiamente pubblicizzata, doveva essere una festa per vedere affermato un principio costituzionale (art. 4), il diritto al lavoro. In effetti non vi fu violenza, ma per aver affermato che “non garantire il lavoro secondo lo spirito della costituzione è da assassini”, Danilo Dolci e alcuni sindacalisti furono arrestati. Ne seguì un processo e la condanna a 50 giorni di carcere. 

Aldo Capitini in concomitanza con la condanna diede alle stampe questo breve volume, un’arringa per Danilo Dolci, sintetizzandone i principi ispiratori in un decalogo, che è al tempo stesso un invito all’azione e un manifesto per una rivoluzione nuova, aperta e nonviolenta:

 

  1. Lavorare per una società che sia veramente di tutti.
  2. Cominciare più affettuosamente e più attentamente dagli “ultimi”.
  3. Portare le cose più alte a contatto dei più umili.
  4. Partecipare per comprendere.
  5. Superare continuamente i propri possessi dando aiuti.
  6. Creare strumenti di lavoro e di civiltà per tutti.
  7. Dare amorevolezza a tutte le persone, non considerandole chiuse nei loro errori.
  8. Usare nelle azioni e nelle lotte il metodo rivoluzionario non violento.
  9. Nei casi estremi e nei momenti decisivi offrire il proprio sacrificio (per esempio il digiuno), prendendo su di sé la sofferenza.
  10. Promuovere riunioni e assemblee per il dialogo su tutti i problemi.

🇬🇧 In 1956, Danilo Dolci, already known for his nonviolent actions in favor of the smallest and poorest, on February 2 leads the protest of hundreds of unemployed, who with a “reverse strike” go to “work” to remove the mud from a street near Partinico (Sicily)

IMG_1256The initiative had been widely publicized, it was supposed to be a celebration to see affirmed a constitutional principle (art. 4), the right to work. In fact there was no violence, but for saying that “not guaranteeing work in the spirit of the constitution is murderous” Danilo Dolci and some trade unionists were arrested. A trial followed and he was sentenced to 50 days in prison. 

Aldo Capitini, in concomitance with the sentence, wrote this short volume, an argument for Danilo Dolci, summarizing the inspiring principles in a decalogue, which is both an invitation to action and a manifesto for a new revolution, open and nonviolent:

  1. Working for a society that truly belongs to everyone.
  2. Start more affectionately and more carefully from the “last”.
  3. Bringing the highest things into contact with the humblest.
  4. Participate to understand.
  5. Continuously overcoming one’s possessions by giving help.
  6. Create tools of work and civilization for all.
  7. Give loving kindness to all people, not considering them closed in their mistakes.
  8. Use the non-violent revolutionary method in actions and struggles.
  9. In extreme cases and at decisive moments, offer one’s own sacrifice (for example, fasting), taking upon oneself suffering.
  10. Promote meetings and assemblies for dialogue on all issues.