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Ginger (o Sandy), un gatto di guerra

Abstract: Numerous cats were also loaded onto military ships. Both soldiers and sailors regarded their presence as a good omen, a sort of four-legged talisman that was able to protect humans. It was usual for soldiers to take their cats with them, for example during the long ocean crossings that brought the Australian armies to Europe. And many cats were also adopted in foreign countries, along the front where battles were being fought. It is estimated that during the conflict there were around 500,000 cats in the trenches and on the warships. Their official task was to hunt mice and stop infestations of other vermin or parasites, although they were actually used to detect toxic gases. However, these military duties did not exclude they were adopted as mascots or as pets, and as such, they helped keep the soldiers’ morale high. Looking after the animals, which gave a semblance of normality, had the advantage of distracting the soldiers from the everyday aspects of war, which would otherwise have been unbearable.

Gatti al fronte, detective e talismani

Durante la Prima guerra mondiale furono circa 500.000 i gatti presenti al fronte, nelle trincee e sulle navi di guerra.

Il loro compito ufficiale era quello di dare la caccia ai topi, benché alcuni fossero utilizzati per rilevare i gas venefici. I doveri militari non ne esclusero la possibilità di essere adottati in qualità di mascotte e animali di compagnia.

I soldati e i marinai, infatti, consideravano la loro presenza e vicinanza di buon auspicio, una sorta di porta fortuna a quattro zampe in grado di proteggere gli umani. Era consuetudine per i militari portare con loro i gatti, ad esempio nelle lunghe traversate oceaniche che condussero le armate australiane in Europa. E tanti furono i gatti adottati nei paesi stranieri, lungo i fronti dove si trovarono a combattere.

Credits immagini (nell’ordine): ‘Ginger’ o ‘Sandy’ uno dei gatti della nave militare britannica Repulse disteso in un’amaca improvvisata ©IWM (HU 99090); Un soldato canadese con ‘Tabby’, la mascotte della sua unità, Salisbury Plain (Gran Bretagna) 27 Settembre 1914 ©IWM (Q 53254).

(Gli animali nella Grande Guerra, Animals in the Great War, 2 – Continua)

Piccioni viaggiatori nella Grande Guerra

Abstract: During the First World War the function of pigeons was strategic. Although communications systems such as the cablegram, telegraph and telephone were used, they were used to send messages and carry out espionage operations. The pigeons were fast, resilient and in their own way really intrepid. They flew at a speed of 40 km/h and were able to cover distances of up to 100 km without a break. They bore messages of vital importance and, as they showed during the battle of La Marne in 1914, always returned to their dovecots, even if the latter had been moved in the meanwhile. They were believed to be so strategic that it was forbidden to capture them for food, and any injured birds were rescued, and if possible treated.

Una presenza strategica

I piccioni arruolati nella Grande Guerra furono circa 200.000, la maggioranza dei quali morta sul campo. Essi erano considerati alla stregua di un’arma segreta e, come tutte le armi segrete, venivano contrastati da armi altrettanto letali, in questo caso cecchini appositamente addestrati per fermarne il volo.

Nelle prime fasi della guerra si cercò di fare affidamento soprattutto sui nuovi mezzi di comunicazione (telefono, telegrafo, cablogramma, radio), ritenendo il servizio dei piccioni viaggiatori necessario solo in caso di assedio. Ben presto, però, ci si rese conto che il loro utilizzo poteva essere non soltanto utile, ma persino più affidabile nelle comunicazioni tra le linee e il quartier generale. Le telecomunicazioni e la radio erano, infatti, oggetto di sabotaggio e intercettazioni e, quindi, spesso inutilizzabili, mentre i piccioni, salvo in caso di ferimento grave o abbattimento, non si fermavano finché non raggiungevano la loro destinazione, consegnando il messaggio loro affidato.

Veloci e impavidi

I piccioni erano veloci, resistenti e, a loro modo, davvero impavidi. Volavano ad una velocità di 40km/h ed erano in grado di percorre fino a 100km senza sosta. Oltre che nel recapitare i messaggi, potevano essere impiegati in operazioni di spionaggio mediante piccole fotocamere posizionate sul loro petto che, grazie ad un timer di autoscatto, registravano le immagini durante il volo.

La loro funzione militare fu di tale importanza da introdurre misure precauzionali per la loro salvaguardia, dall’accudimento all’adeguata alimentazione, dal divieto assoluto di cattura a scopo alimentare alle misure di protezione antigas.

Gli esemplari feriti venivano soccorsi e, se possibile, curati dal personale sanitario o veterinario, quando era presente.

Nella guerra, in cui per la prima volta si fece un utilizzo su larga scala delle telecomunicazioni, le più importanti operazioni belliche furono condotte servendosi di piccioni viaggiatori.

Credits immagini (nell’ordine):  Piccioni di ritorno alla propria colombaia, Pernes, 1918 ©IWM (Q 9000); Pilota britannico rilasciando un piccione ©IWM (Q 13613); Apparecchio fotografico in miniatura da posizionare sotto il ventre dei piccioni viaggiatori, ©Bnf, Europeana Collections 1914-1918; Scatola anti-gas per 15 piccioni viaggiatori, Trento, ©ÖNB, Europeana Collections 1914-1918.

(Gli animali nella Grande Guerra, Animals in the Great War, 1 – Continua)

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